La bella fabbrica – note

Sabato 19 Marzo ore 20.45

Domenica 20 Marzo ore 16.45

Domenica 20 Marzo ore 20.45

TEATRO di CESTELLO – CdG 

presentano

LA BELLA FABBRICA

di

Stefano Mezzani

con

Rosario Campisi – Paolo Ciotti – Chiara Migliorini

“Crisi Pignone preannunziata gravissima et imminente stop ho dovere informarla che città tutta reagirà senza soste et senza risparmio stop abbia bontà eccellenza intervenire presso ceti responsabili affinché sia evitata questa grave frattura sociale et politica stop Firenze è città capace di riservare sorprese amare stop nome di Dio prego la considerare estrema serietà situazione grazie”. Giorgio La Pira, Sindaco di Firenze.

Telegramma inviato a Giuseppe Pella, Presidente del Consiglio dei Ministri, anno 1953.

Perché a Firenze, sul Lungarno, ci sono alte ciminiere che fumano polvere di carbone e ferro davanti agli alberghi dei signori? Cosa succede agli abitanti di una città quando si decide che diventerà capitale? Com’è il lavoro operaio nella città cartolina? Cosa sono le Case ad Uso degli Indigenti? Che cos’è la Zona Industriale?

In uno spettacolo di narrazione civile, riviviamo la storia di Firenze e l’epos di una comunità, dei suoi quartieri, delle prime periferie, di eventi che coinvolgeranno tutta la Toscana e la nazione. Attraverso il racconto dei primi 100 anni di vita di una fabbrica e della vicenda collettiva dei cittadini senza voce di una zona industriale riemergono, con ironia e commozione, la storia rimossa di una città e delle sue trasformazioni. Ritroviamo gli esseri umani che hanno costruito e vissuto quella città e quella fabbrica, dal centro urbano al suo estremo confine, il senso e la dignità di queste esistenze. Evochiamo la vita di coloro che ci hanno lavorato, le invenzioni epocali, le crisi e la salvezza di quella Bella Fabbrica.

Narrare un lungo tratto della sua storia significa riscoprire l’esperienza di grandi innovazioni tecnologiche e sociali, la conquista, nella Bella Fabbrica di una delle più importanti vittorie della lotta sindacale in Italia: l’equiparazione di trattamento tra impiegati e operai, l’abolizione del cottimo e il diritto alla salute, nell’anno 1971.
Lo spettacolo nasce da una lunga ricerca, che si è avvalsa di testimonianze orali e di fonti bibliografiche, della ricostruzione di vite reali e immaginarie di persone che alla grande Storia hanno partecipato. Ciascuna di queste voci è protagonista di un tratto del percorso e ci accompagna al tratto successivo, testimoniando stili di vita, linguaggi, sentimenti diversi. Un’attrice e due attori si scambiano i ruoli del narratore e dei personaggi che il racconto, di volta in volta, evoca, donne e uomini vivissimi ed espressivi, tipici pur nella loro unicità. Voci di lavoratori, di industriali, di politici, di partigiani, di giornalisti.

Abbiamo scritto e costruito uno spettacolo popolare, nel senso più alto del termine, ovvero nel senso della ricerca costante di contenuti, di uno stile e di una forma che siano rappresentativi di tutto un popolo, perché da quello stesso popolo e non da un’accademia nasce questa storia e con la voce di quel popolo deve essere narrata. Non siamo una avanguardia che “va verso il popolo”, siamo nel popolo.