CHI HA IL CORAGGIO DI RIDERE E’ PADRONE DEL MONDO

Giovedì 7 luglio ore 21.00

TEATRO DI CESTELLO – CdG

presentano
“CHI HA IL CORAGGIO DI RIDERE E’ PADRONE DEL MONDO

Recitar Leopardi inconsuetamente

“Le Operette Morali”

regia Marcello Ancillotti 

«Tutto è follia in questo mondo fuorché il folleggiare. Tutto è degno di riso fuorché il ridersi di tutto. Tutto è vanità fuorché le belle illusioni e le dilettevoli frivolezze»

Una serata dedicata a Giacomo Leopardi, lontano dalla suo rapporto con la Natura Matrigna ,anzi attingendo teatralmente ai dialoghi satirici delle “Operette morali”. che trattano temi altissimi, ma dove «il riso si presenta come un sigillo di dignità, di nobiltà». Un umorismo dunque che inaspettatamente dilaga perché l’intento di Leopardi è, sono sue parole:

Ne’ miei dialoghi io cercherò di portar la commedia a quello che finora è stato proprio della tragedia, cioè i vizi dei grandi, i principii fondamentali delle calamità e della miseria umana, gli assurdi della politica, le sconvenienze appartenenti alla morale universale, e alla filosofia, l’andamento e lo spirito generale del secolo, la somma delle cose, della società, della civiltà presente, le disgrazie e le rivoluzioni e le condizioni del mondo, i vizi e le infamie non degli uomini ma dell’uomo, lo stato delle nazioni ec. E credo che le armi del ridicolo, massime in questo ridicolissimo e freddissimo tempo, e anche per la loro natural forza, potranno giovare più di quelle della passione, dell’affetto, dell’immaginazione, dell’eloquenza.

Come dire…dopo 200 anni siamo sempre inguaiati…

“LE OPERETTE MORALI”

Le Operette morali, il libro «più caro dei miei occhi» come ebbe a definirlo lo stesso Leopardi, sono una raccolta di prose (ventiquattro ) tra satiriche, fantastiche e filosofiche, scritte tra il 1824 e il 1832, dopo la delusione subita nel suo primo contatto con la realtà esterna alla “prigione” di Recanati. Già in una lettera del ’20 indirizzata al suo amico Giordani, Leopardi comunicava che aveva abbozzato «certe prosette satiriche… quasi per vendicarsi del mondo e quasi anche della virtù…». La frase è interessante per capire lo stato d’animo d’ironia, di satira, di ribellione con cui vennero concepite. Le prose sono rivolte al medesimo fine, a quella missione di educatore della sua nazione e degli uomini a cui il Leopardi, da La canzone all’Italia alla Ginestra, non seppe mai rinunciare, nonostante la sfiducia e il pessimismo

Nelle Operette, Leopardi espone il “sistema”, da egli stesso elaborato, attingendo al vastissimo materiale raccolto nello Zibaldone. L’esposizione non è però di tipo dottrinale; Leopardi infatti ricorre a una serie di invenzioni fantastiche, a miti, allegorie, paradossi, apologhi.

Molte delle Operette sono dialoghi, i cui interlocutori sono personaggi fantastici o mitici (Ercole e Atlante, il mago Malambruno e il diavolo Farfarello, la Natura ed un’anima, la Terra e la Luna, un folletto ed uno gnomo, la Moda e la Morte, la Natura ed un Islandese), oppure personaggi storici (Colombo e Gutierrez, Plotino e Porfirio), oppure ancora personaggi storici ed esseri bizzarri o fantastici (Federico Ruysch e le sue mummie, Torquato Tasso e il suo genio familiare). Altre invece sono esposte in forma narrativa, come la Storia del genere umano e La scommessa di Prometeo (specie di racconto filosofico alla Voltaire). Altre infine sono prose liriche (L’elogio degli uccelli, Il cantico del gallo silvestre), raccolte di aforismi (Detti memorabili di Filippo Ottonieri) e discorsi che si rifanno alla trattatistica classica (Il Parini, ovvero della gloria).

Leopardi, invece, distrusse il mito della Natura benigna per sostituirlo con la sfingea Natura, ostile alle creature da essa stessa generate ed indifferente ai loro patimenti.

Se l’uomo è incapace di guardare in faccia la realtà e si culla in vane illusioni, il Leopardi si sforza, anche con spietatezza e ironia, di “chiarirgli” quale sia il suo destino. Queste tesi e questi atteggiamenti si alternano nelle Operette con toni diversi: ora, come nel Dialogo di Atlante ed Ercole con sferzante ironia, ora come nel Dialogo di un venditore di almanacchi e di un passeggero, con una cordiale persuasione della vanità delle nostre illusioni, ora come nel Cantico del gallo silvestre con tono grave, solenne, commosso, di chi enuncia verità sofferte e dolorose.

Per esprimere questa sua visione della vita, Leopardi ricorse, come si è detto, a prose satiriche e filosofiche, rifacendosi, in particolare, ai dialoghi satirici di Luciano di Samosata, di Platone e Senofonte, nonché alle prose di divulgazione filosofica e politica, ivi comprese le opere di Voltaire.

Il modello stilistico seguito da Leopardi tende ad evitare l’enfasi retorica, dando vita a prose nitide e sobrie nelle quali la negatività assoluta della concezione della vita si sviluppa ora in toni pacati, resi evidenti dal ritmo lento dell’esposizione, ora in toni polemici di acre ironia. Leggendo le Operette, è facile intuire come Leopardi miri a una prosa che vorrebbe essere, ad un tempo, illuministica, cioè razionale, e lirica, capace di interessare e di convincere e, nel contempo, di commuovere. E, in questo intento, riesce perfettamente.